Il fascino del Mulino

Non credo sia solo merito della Barilla, ma sicuramente il Mulino Bianco che nel 1974 era stato scelto come simbolo della neonata linea di biscotti e prodotti da forno ha una buona responsabilità nei confronti del nostro immaginario. Sono 42 anni filati che piccoli mugnai, famigliole felici, personaggi più o meno famosi ci triturano la fantasia con immagini rasserenanti e aromatizzate al miele, volendoci convincere che una colazione a base di simili leccornie ci trasformerà la vita e la farà sorridere fin dall’alba. Abilità di comunicatori occulti o semplice voglia di recuperare atmosfere tanto antiche quanto scomparse? A voi il compito di trovare la soluzione del dubbio, a me quello di condurvi in un mulino vero, antichissimo e capace di comunicare gioia vera fin da momento in cui si sente pronunciare il suo nome: Mulino Scodellino. Autoironico e per niente bianco, vecchiotto ma sereno come tutti coloro che si sentono amati.

Di anni ne ha circa 600 – decisamente una bella età – ma non immaginatelo troppo malmesso. Probabilmente è perchè ha sempre lavorato: ricorda un po’ quei contadini anziani consapevoli del fatto che il giorno che smetteranno di andare nei campi si presenteranno subito i mille acciacchi che stanno lì ad aspettare il loro turno. Poi è perchè non si è sentito mai troppo solo. L’ultima famiglia di mugnai che vi ha abitato è andata via una trentina d’anni fa e fino ad allora c’era sempre stato un gran via vai di persone e carri e schiamazzi di bambini e fiaschi di vino e partite a carte giocate appena lì fuori. Si lavora volentieri in compagnia, non ci si accorge di nulla e i secoli intanto passano. Il rischio che il buio arrivi, però cresce, e infatti così era andata. Qualche anno di abbandono e subito il degrado: i muri  si erano anneriti, l’umidità era penetrata, il tetto scricchiolava, la tristezza avanzava.  E’ durata poco, per fortuna, questa fase. Sono arrivati un po’ di soldini dal Comune di Castel Bolognese che ne è proprietario dal 1400 (e vorrei ben vedere: lo Scodellino è il suo cittadino vivente più anziano) e anche dalla Regione Emilia Romagna. Giusti appena per metterlo in sicurezza, ma sufficienti per ridargli speranza.

Credo che già in quel momento ci fosse lo zampino di colei che sarebbe ben presto diventata la Presidente dell’Associazione Amici del Mulino, una donna volitiva ma dolcissima, schietta e originale, capace di trascinarsi appresso un mezzo esercito di volontari e di dare loro le indicazioni giuste per sentirsi guidati ma autonomi allo stesso tempo: Rosanna Pasi. Nel circondario il suo nome riecheggia perchè impegnata in innumerevoli attività che stanno sempre più valicando i confini della regione e del territorio per arrivare in tutt’Italia. Ieri finalmente il nostro incontro “dal vero”, e la conferma di tutto quello che già avevo capito in questi mesi di scambi virtuali e di telefonate.

Per arrivare a rimettere in funzione le macine, riaprire le chiuse, ripulire i mobili e le pareti, mettere i fiori alle finestre ci sono voluti mesi e il lavoro di decine di persone, che però nel frattempo sono diventate amiche per la pelle e si sono strette nuovamente attorno a quello che era il punto pulsante della loro città nel passato. Credo si siano commosse parecchio il 19 e il 20 di marzo di quest’anno quando, durante le Giornate di Primavera del Fai, il Mulino è stato rimesso in funzione e ha prodotto la prima farina del nuovo millennio. In duemila sono venuti a rendere omaggio a questa fatica e in molti erano presenti anche ieri durante la prima edizione del Festival della Creatività che dopo una giornata ricca di eventi, si è conclusa solo a tarda sera con uno spettacolo di danza e immagini messo in scena dal Gruppo 77 di Bologna, diretto da Alessandro Dall’Olio intitolato “La danza dell’acqua, le parole del grano“. Emozioni, naturalezza e una perfetta fusione degli elementi, acqua e olio compresi!

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Mariagrazia Innecco

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